|
Maratea è incantevole, superba.
A regalare sensazioni indimenticabili sono i panorami che hanno incantato i visitatori di ogni tempo: ripide ed aspre falesie protese verso il tramonto, spiagge incantevoli un tempo rifugio dei pescatori, dolci promontori ricoperti da una lussureggiante vegetazione che quasi lambisce le acque del mare, magiche cale frequentate dal martin pescatore e dall'airone cinerino, innumerevoli grotte carsiche, spesso invase dal mare, un tempo nascondiglio dei pirati saraceni ed oggi luogo di affascinanti esplorazioni.
Il litorale di Maratea, ricoperto dalla vegetazione tipica della macchia mediterranea ed impreziosito al largo da scogli ed isolotti, si snoda per circa 30 km. tra il Canale di Mezzanotte e la foce del fiume Noce, con pareti rocciose alte e ripide che ora s'incuneano a mo' di promontorio nel Mar Tirreno ora si ritraggono accogliendo piccole cale e spiagge sabbiose. Gl'incontaminati fondali marini, particolarmente apprezzati dai subacquei, sono popolati da una ricca varietà faunistica (attinie, gorgonie, stelle marine, spirografi) e custodiscono vestigia dell'antichità di cui solo una parte (ancore e vasi di pregevole fattura) è stata portata alla luce.
|
|
Un luogo abitato da sempre, dove è facile ripercorrere la storia dell'Uomo dal paleolitico fino ad oggi, dai villaggi neolitici al vasto tessuto urbano della Civita e dei Sassi.
Matera è città antichissima e la sua origine si perde nella preistoria. Per il substrato abitativo consistente in grotte scavate nel masso tufaceo è nota come la«città sotterranea» e per la continuità di vita dal paleolitico ai giorni nostri è ritenuta una delle più antiche del mondo.
Nucleo antico della città, oggi quasi interamente disabitati, i Sassi ospitavano circa 15.000 persone fino al 1952, quando una legge dello Stato ne decretava lo sfollamento per motivi igienico - sanitari. La struttura urbana di questi quartieri è davvero unica: scavata nel tufo della Gravina di Matera, è costituita da un intricato avvicendarsi di vicoli e scale, di grotte e palazzetti signorili, di archi e ballatoi, orti e ampie terrazze da cui sbucano, improvvisi, i caratteristici comignoli o i campanili di chiese ipogee. Un condensato storico artistico di spazi ricavati dal tenero tufo, un insieme di relazioni tra individui e tra famiglie, tra abitazioni, strade, chiese, tra l'agglomerato urbano e i campi. Alla fine del 1993 l'UNESCO dichiara i Sassi di Matera "patrimonio dell'umanità da tramandare alle generazioni future" e li elenca tra le 395 meraviglie del mondo.
|
|
|
|
Tra le vette del Dolcedorme e di Cozzo del Pellegrino e gli orizzonti che si disegnano sulle acque del Tirreno e dello Jonio, lungo il massiccio montuoso calabro-lucano del Pollino e dell'Orsomarso, la Natura e l'Uomo intrecciano millenari rapporti che il Parco Nazionale del Pollino, istituito nel 1993, conserva e tutela, sotto il suo emblema, il pino loricato.
Con i suoi 192.565 ettari, il Parco Nazionale del Pollino è la più grande area protetta d’Italia tra la Calabria e la Basilicata, capace di offrire i paesaggi più svariati. Grandi aree wilderness dove il pino loricato - vero emblema del Parco- si abbarbica alle pareti di roccia mentre il vento ne modella la forma contorta, accanto ai paesaggi dolci delle valli, dei declivi lussureggianti di fiori a primavera, dei pianori estesi dove ancora si pratica la pastorizia antica.
A est e a ovest l’orizzonte incontra il mare, raggiungibile in breve tempo pur se da grandi altezze. Alla solitudine delle cime più alte, dominate dal volo maestoso dell’aquila reale, fa da contrappunto la realtà diffusa del paesaggio antropico: piccolissimi paesi dove ancora le donne anziane indossano il costume tradizionale, accanto a centri abitati più grandi, punti di riferimento per importanti iniziative culturali di richiamo. In questo territorio resistono tenacemente nuclei di cultura, lingua e tradizione arbëreshe (italo - albanese), accanto ai segni archeologici delle dominazioni che vi si sono succedute nel corso dei secoli.
Visitare il Parco Nazionale del Pollino diventa così un’esperienza che mette insieme più ragioni: trovare una natura insolita e per molti aspetti ancora selvaggia, confrontarsi con la cultura, gli usi, il folklore delle genti meridionali, conoscere un’area protetta tesa a valorizzare le proprie risorse e capace di offrire al visitatore innumerevoli possibilità per godere di una vacanza all’insegna della bellezza paesaggistica, del gusto della scoperta, del piacere del tempo ritrovato.
|
| |
|
Valsinni è nota per aver dato i natali a Isabella Morra, illustre poetessa della solitudine.
Nel territorio, in cima a monte Coppola, vi sono ancora resti di una cinta muraria formata da blocchi squadrati disposti in filari sfalsati, nel cui interno si trovano una sorgente d'acqua e i resti dell'Acropoli edificata nel IV sec. a.C. ed abitata sino al Medio Evo.
Il paese vanta un'antica tradizione di mugnai, simbolo della quale è il Mulino di Palazzo Mauri che conserva ancora grosse macine di pietra.
|
|
|
|
“Sono arrivato a Galiano un pomeriggio di agosto portato in una piccola automobile sgangherata. Avevo le mani impedite, ed ero accompagnato da due rappresentanti dello stato. Ci venivo malvolentieri, preparato a veder tutto brutto…”.
Il paese è situato su uno sperone argilloso, nel tipico paesaggio dei "Calanchi", fra il fiume Agri e l'affluente Sauro. Le sue origini sono remote tanto da far presumere che il territorio sia stato abitato sin dai tempi di Pirro. All'ingresso del paese si trova la casa di Carlo Levi, scrittore e pittore, confinato nel periodo fascista. Qui scrisse il suo libro più noto, "Cristo si è fermato ad Eboli".Molto bella, all'interno dell'abitato, è la chiesa di San Luigi Gonzaga, dedicata al Santo Patrono, costruita nel XVI sec., nel cui interno sono conservate tele di grande valore, risalenti al 1500. Importante è il Museo della Civiltà Contadina, sito in un vecchio frantoio abbandonato, in cui sono conservati antichi affreschi e manufatti. Da visitare assolutamente è il bellissimo "Borgo Antico" per la particolare costruzione delle case costruite con mattoni crudi di argilla. Il paese è circondato da piantagioni di ulivo e dai noti "Giardini di Aliano", soprattutto pescheti e agrumeti. |
| |
| |
|
un paese fantasma………
Craco vecchio è uno dei più suggestivi paesi fantasma italiani. L'origine medioevale di Craco si rispecchia nell'architettura spontanea, costruito con pietra e mattoni tagliati con il sapere artigiano tramandato da padre in figlio. Le case in pietra sono intrecciate tra loro intorno al Castello che dall'alto della rupe domina il paese.
I vicoli e le strade di Craco hanno visto crescere e morire centinaia di generazioni lucane, conservandone il loro spirito artigiano ed il sapere di un mondo antico.
Dal 1963, una frana pose fine alla storia millenaria di Craco trasformandolo in uno dei più suggestivi paesi abbandonati della Basilicata. La sua popolazione abbandonò le proprie abitazioni del borgo vecchio per raggiungere dignitosamente i nuovi insediamenti abitativi a valle. Craco vecchio vive oggi nel suo passato, una fotografia del passato immortalata tra vicoletti e dirupi rimasti spaventosamente silenziosi e spoglio dei suoi beni.
Una fotografia dal fascino antico che trasmette la tristezza delle cose che lentamente svaniscono. E' forse per questo che la vista del borgo vecchio di Craco suscita emozioni ai suoi visitatori che difficilmente possono essere provate altrove. |
|